Un cappotto marrone

Era una domenica mattina un po’fredda, e per motivi di salute era costretto, nonostante fosse appunto domenica e quindi il giorno in cui non era consentito andare al supermercato (per un arcaico rispetto che i lavoratori dovrebbero avere almeno un giorno di riposo, e che dove abita mia figlia a Monaco di Baviera era rigoroso) a recarmi al più vicino negozio commerciale, almeno ad andare ad acquistare pane e latte.
Proprio per il fatto che era la prima volta forse da quando ero andato in pensione, oltre 4 anni, sbaglio pure l’apertura, ma non recrimino, avevo fatto un errore ed era colpa mia. E quindi con somma pazienza ho attesa l’apertura mattutina. Ancora prima dell’orario la gente si era ammassata all’ingresso con i carrelli, come se fosse una griglia di partenza. E tra me e me dico che fretta avevano, boh!. Poi d’un tratto mi accorgo di una vecchietta minuta, stretta nel suo cappotto color cammello ormai sbiadito, una borsetta old style, come direbbero adesso gli influencer. Lei non partecipa alla gara, non ha il carrello, ma ha insieme alla borsa uno di quei sacchetti di plastica colorati resistenti di un tempo (adesso banditi perché non degradabili), ma cerca di mettersi in posizione per non essere l’ultima. Mi chiedo se è sola, o se l’attende qualcuno in auto. Prendo quelle due cose, mi reco alla cassa, pago e poi torno in auto. Con la coda dell’occhio, la rivedo che aveva finito anche lei la spesa e che velocemente con il suo sacchetto non pieno, attraversava il parcheggio a piedi. la sua direzione era ovviamente verso il paese e le case, ma ciò significava attraversare due incroci pericolosi, oltre ad un lungo pezzo a piedi. La prima cosa che mi è venuta in mente è: la fermo e le dico che l’accompagno io. Poi ci penso, con quello che si sente in giro, sembra che voglio rubare i soldi alla vecchietta, (ridicolo, ma ormai…..). Avrei forse dovuto farlo all’interno del supermercato, ma non potevo immaginare che in una mattinata così fredda un vecchiettina…….!!!!
Decido a questo punto di vedere se almeno riesce ad attraversare i due incroci pericolosi, per fortuna non passa nessuno in quel momento e quindi la mia coscienza s’acquieta, ma prima di superare la sua vista con l’auto, la vedo camminare spedita lungo un passaggio sterrato verso le case del paese e quindi la saluto con il pensiero, e torno a casa.
Chissà se a casa è sola, oppure ha il marito a letto. Forse è andata a prendere qualcosa perché quella mattina i suoi nipotini adorati l’andavano a trovare e lei voleva accoglierli con qualcosa di buono (ma economico).
In qualsiasi caso la solitudine è una brutta sensazione e a volte non riesci a trovare una soluzione immediata che possa andare bene. Tanti anni fa forse, ora queste persone sempre più fragili, di fronte ad un mondo esterno sempre più chiuso nei loro confronti, tendono ad essere sempre più sospettosi, anche se poi cascano facilmente sotto le grinfie di furbi lestofanti!
Occorre un cambio di passo di tutti a partire dalla famiglia, la comunità e le persone che abitano quegli spazi: occorre riaprire un dialogo intragenerazionale : ognuno ha bisogno dell’altro, c’è chi ha il tempo e chi le conoscenze, chi ha l’esperienza e chi la forza fisica, insieme forse vivremo meglio!!!

il grillo

Rubrica Spigolature

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