Settembre, una spiaggia dell’Adriatico.
Siamo a settembre una spiaggia tranquilla dell'adriatico, un pomeriggio di una giornata soleggiata con il mare calmo.
Un gruppo di ragazzini corrono per la spiaggia, qualcuno è del posto e altri sono lì in vacanza. In mezzo agli stabilimenti c’è un parco giochi che attira il gruppo, che gioca e inventa. Poi un ragazzino vede il campo di pallavolo libero e un pallone lì vicino: tutti a giocare maschi e femmine con gioia e passione.
E allora, penso, è tutto come tanti anni fa, come nei film degli anni 80 90. Poi sul cellulare leggi sulla cronaca che altri ragazzini scatenati distruggono a pochi kilometri lettini e ombrelloni.
E ti chiedi perché!
Magari frequentano la stessa scuola, abitano nello stesso quartiere eppure c'è chi è felice a giocare con il pallone e la sabbia insieme, e chi fa gruppo solo per sentirsi forte e tramite il caos affermarsi.
Sono due facce di un mondo giovanile che fatica sempre di più a sognare, che trova pochi spazi a disposizione e che vede il suo futuro sempre più opaco!
Guardando da spettatore di una certa età, noto alcune differenze, da una parte familiari presenti (nonni perché i genitori lavorano) e strutture ricettive dall'altra ragazzi senza parenti, senza un loro spazio riconosciuto e magari attorniati da adulti che li guardano male.
Ma siccome mi rendo conto che questa visione è forse dettata da ragionamenti di altri tempi, cerco di cambiare prospettiva.
Siamo certi che tutto quello che riportano le cronache siano veritiere? Siamo certi che questi ragazzini se potessero avere alternative, continuerebbero a comportarsi da “incivili”.
Noi adulti cosa proponiamo a queste nuove generazioni? Un mondo consumistico, dove il denaro è il Dio, e l’apparenza domina !!!
Forse ....forse una comunità più consapevole e che vive il territorio potrebbe proporre e contribuire a trovare spazi e alternative(sport, cultura ), ma con un occhio alle loro esigenze, e non a chi le organizza.
Dobbiamo trovare nuovi canali comunicativi e instaurare un dialogo costruttivo.
Etichettare in buoni e cattivi, nella storia, non ha portato mai risultati positivi.
In qualsiasi caso una comunità che si rispetti deve essere protagonista attiva e non nascondersi dietro la tipica frase “ ai miei tempi”.

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