Perché le parole che usiamo per descrivere i nostri quartieri sono importanti

eunwa8Il nostro nuovo White Paper esplora come etichette quali "ghetto" o "quartiere alla deriva" alimentino l'insicurezza — e cosa possiamo fare per evitarlo.

Spesso tutto inizia con una parola. Un'etichetta. Un giornale definisce un quartiere "zona a rischio". Un politico parla di un complesso di case popolari come di un "ghetto". Un residente definisce la propria zona "la parte brutta della città".

Noi di EUNWA parliamo di solito di prevenzione pratica dei reati, di costruzione della comunità e di buon vicinato. Quindi, vi chiederete: perché abbiamo appena pubblicato una ricerca di 70 pagine sulla sociologia urbana?

La risposta è semplice. Ci siamo resi conto che non si può costruire un quartiere sicuro se il mondo esterno ha già deciso che è una "causa persa".

Vi presentiamo "Naming the Border"

Il nostro nuovo White Paper, Naming the Border: Territorial Stigma and the Production of Marginality in Europe, è il risultato di mesi di ricerca e collaborazione.

Volevamo capire perché alcuni luoghi in Europa si portano dietro una cattiva reputazione e come questa etichetta rimanga incollata, a prescindere dalla realtà sul campo. Siamo andati oltre i titoli dei giornali per vedere come lo stigma colpisca le persone che ci vivono davvero.

In questo documento, facciamo un viaggio attraverso il continente:

•⁠ ⁠Regno Unito: Come i council estates (le case popolari) sono passati dall'essere "case per eroi" all'essere etichettati come sink estates (quartieri alla deriva).
•⁠ ⁠Francia: La complessa storia delle banlieues e come il linguaggio modella la percezione.
•⁠ ⁠Scandinavia: Le controversie sulla "Ghetto List" della Danimarca e sulle "aree vulnerabili" della Svezia.
•⁠ ⁠Europa del Sud e dell'Est: Dalle Vele di Scampia a Napoli fino ai blokovi in cemento dei Balcani.

Non è solo una questione di architettura

Quello che abbiamo scoperto è che spesso il problema non sono gli edifici, ma la narrazione. Quando etichettiamo un luogo come "pericoloso" o "degradato", allontaniamo gli investimenti, feriamo l'orgoglio dei residenti e, paradossalmente, rendiamo l'area meno sicura.

Crediamo che la vera sicurezza non derivi da muri più alti o da politiche di polizia aggressive. Deriva dal capitale sociale: vicini che si conoscono, che si prendono cura gli uni degli altri e che sono orgogliosi del luogo in cui vivono. Lo stigma distrugge questa fiducia.

Uno strumento per tutti

Non abbiamo scritto questo documento solo per gli accademici. Questo White Paper include linee guida pratiche per le amministrazioni locali, le forze dell'ordine e i coordinatori del Controllo di Vicinato. Si tratta di cambiare mentalità: vedere questi quartieri non come problemi da risolvere, ma come comunità ricche di potenziale.

Vorremmo dire un enorme grazie a tutti coloro che hanno contribuito, con una menzione speciale a Valeria Lorenzelli e Umberto Nicolini per il tempo e le competenze dedicate alla revisione del testo.

Speriamo che lo troviate una lettura interessante.

L'articolo originale lo potete trovare qui

Download the White Paper (PDF)